Dimecres, 19 de Desembre de 2018 Pasqual MaragallCastellanoPasqual MaragallEnglish
Pasqual Maragall
Inici | Bloc de Notes
imatge superior

11 de novembre de 2008

La crisi economica e dove va l'Europa


La crisi que ci accompagna puo avere delle consequence non sempre cattive. Mi spiego. Primo e sopratutto:  in paesi come la Spagna o l’Italia, siammo stati a vivere da due vicende che non sono molto interessanti a lunga scadenza: l’edilizia e il turismo. Due negozi semplici, senza valore aggiunto significattivo: speculazione e bella natura, sole e spaggia.  Niente a vedere con l’ exccelenza dei nostri prodotti manufatturati, con le nostre Università o con le ditte che fanno ricerca rischiosa. E per questo che l’attuale caduta dei pprezzi e dei valori, sia nei mercati dei capitali, in piazza affari, che nella strada popolare – uno puó  pensare – non fa male al cittadino ordinario ma soprattuto a quelli che hanno dei soldi.
 
É vero che le consequenze della crisi colpiranno soprattuto il cittadino ordinario piú che i richi. Senza dubbio. L’altro giorno sono statto a revisare il mio orlogio,  che si era messo a fare delle cose stranne, e sono stato sorpreso de la quantità de cittadini che eranno lí ad acquistare delle vicende costossísime, dei orlogi in argento e robbe del genere. Mi sonno detto: I richi sonno piú richi quando i poveri sonno in difficoltà e i salari cadono per terra. Lógico. Ma nelle crisi precedenti, soprattuto quella del 29 del secolo scorso, ma anche in quelle dei anni 70 dell’attuale, c’eranno dei millionari che si slanciavano della finestra nel vuoto. Niente a che vedere con la vicenda attuale. Adesso sono i poveri che si amazzano uno a l’altro nei quartieri popolari o si buttano dalla finestra.
 
Ma tutte le crise hanno un “coté” benefico. Una lunga serie di attivittà non produttive vanno via. I poveri si organizzano tanto come si affrontano. É vero che la prostituzione puó crescere perche il prezzo dell’oferta scende ma é anche vero che la domanda cade perchè i uomini tendono a fare l’amore in casa. É vero che tutta una serie di negozzi vanno via ma é anche vero che quelli che resistono sono veramente compettitivi e non vivono dell’aria o del governo.
 
Come si affronta la crisi nei diversi continenti? In Europa pare che le cose non andano tanto male come nell’América di Bush. Forse Obama farà altro che dare dei soldi ai ricchi per permettere a loro di offrire lavoro ai semplici cittadini. Non é da escludere que tutto si arrangerà da solo. Il capitalismo à una grande vitalità. Ma ogni tanto ( ogni 20 o 30 anni ) cade ammalatto. Ed é al.lora che i cambiamenti arrivano.
 
Quando nel 1971 - 73 siammo statti con mia famiglia a New York studiando alla New School for Social Research, il neo keynesianismo, cioé, l’idea che il capitalismo à delle crisi é che bisogna interventi publici governamentali per uscire della malattia. Oggi avemmo dimmenticatto – anche condannato come heterodoxia – questa semplice verità. Il che non significa che le soluzione alla crise sianno evidenti. Tutt’altro.
 
L’Europa deve reaggire. Unir-si da vero. Attuare insieme. Non dimenticare i G5, G7 o cosa decidanno i grandi. Ma capire che la crisi é una opportunità tanto como una noia. E che l’Europa puó gioccare un ruolo trascendente nella sua soluzione.
 

 
 

 

Entrades més noves | Entrades més antigues

imatge inferior

Sobre aquest lloc web | Avís legal | Contacte | © 2007 Oficina de Pasqual Maragall i Mira